La figura di Vincenzo Ciampi si profila come l'ultima speranza per il ripristino di un’epoca illuminata che sembra ormai appartenere a un passato mitologico.
Tale periodo fu segnato dall'avvento di Antonio Di Nunno, uomo per bene e stimato, la cui carriera giornalistica in Rai fu propiziata da Ciriaco De Mita.
Tuttavia, il mentore dovette presto scontrarsi con l'indole indomita di un giornalista, che pur provando riconoscenza, rifiutava categoricamente ogni forma di servilismo.
Il conflitto non tardò a manifestarsi quando divenne chiaro che la gratitudine non si sarebbe mai tradotta in una cieca obbedienza.
In quegli anni Antonio Gengaro operava come vicesindaco e alter ego ideale incarnando le aspettative di rilievo di un intero territorio.
Quell'amministrazione godeva di un prestigio ineguagliabile presso la Regione poiché la saggezza e l'intraprendenza dei suoi protagonisti offrivano un modello gestionale da antologia.
La visione della Città Giardino non era un semplice miraggio ma una prospettiva concreta, sorretta dall'onestà e da un profondo senso di comunità.
Il nome dell'ex sindaco Ciampi potrebbe oggi far rivivere quegli anni magari in combinazione con lo stesso Gengaro portatore sano di quel pensiero politico.Risulta necessario abbandonare le contrapposizioni sterili e le ambizioni personali che hanno caratterizzato le recenti e volgari esperienze amministrative.
Occorre tornare alla bellezza e all'idea dell'anfiteatro naturale concepita da Di Nunno.
La vocazione contadina legata alle tradizioni territoriali rappresentava l'essenza di un pensiero autentico ormai lontano dalla visione esaltata e deforme che ha reso la popolazione prigioniera di una politica priva di spessore.
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