Il panorama politico locale si trasforma in un palcoscenico dove Laura Nargi esercita una forza attrattiva superiore a quella dei tradizionali carri di buoi, mentre Fulvio Martusciello mette in scena un teatrino stucchevole.
Il segretario regionale di Forza Italia sembra non voler mancare l'appuntamento con il nulla assoluto amministrativo, conducendo una strategia che rischia di polverizzare una destra già vacillante.
Seguendo il metodo Meloni, la tutela degli amici e dei parenti stretti prevale su ogni denuncia o processo, confermando una gestione del potere basata su fedeltà personali piuttosto che sul merito.
In questo contesto spicca la figura di Antonio Gengaro, incapace di piegarsi alla falsità che caratterizza i troppi pseudo politici pronti a saccheggiare un territorio già martoriato.
Al contrario, Walter Giordano appare come l'ennesimo coniglio estratto dal cilindro di Maurizio Petracca, il quale non perde occasione per marcare il territorio e ostentare un potere solitario, degno erede delle lezioni del Ciriaco di Nusco.La traiettoria di Giordano, legata a logiche imprenditoriali cimiteriali, non ha alcuno storico di impegno civile per la comunità, eppure oggi viene presentato come la soluzione miracolosa a ogni criticità cittadina.
Gengaro non arretra e affronta la situazione con una regalità dialettica che destabilizza chi è abituato a muoversi tra i sotterfugi del dire e non dire.
Il rifiuto delle primarie da parte del Partito Democratico e della destra palesa il timore del verdetto popolare e della democrazia reale.
Sia in via Tagliamento sia tra i parlamentari invaghiti della destra, prevale la volontà di distruggere ogni alternativa, pur di affermare una forza muscolare che ignora il bene collettivo.
RDM
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