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sabato 21 febbraio 2026

Avellino: non c'è salvezza senza pentimento..!

Nargi e D'Agostino

La messinscena avellinese si arricchisce di nuovi atti dove il grottesco scivola rapidamente nel tragico. 

Le manovre di Edmondo Cirielli per arginare le fantasie di un Martusciello ormai convertito al pettegolezzo politico, restituiscono l'immagine di una destra locale ridotta a un mercato delle vacche. 

La pretesa di Laura Nargi di correre sotto il vessillo dell'indipendenza civica, dopo gli anni trascorsi all'ombra del festismo è un insulto all'intelligenza collettiva. 

Se la bionda meteora ritiene di possedere una forza elettorale autonoma, faccia pure il salto nel vuoto senza paracadute partitico.

Il plauso di Gianfranco Rotondi a queste piroette non stupisce affatto. 

Il decano del trasformismo riconosce istintivamente i suoi simili e benedice i voli pindarici di chi cerca di rifarsi il trucco, mentre le macerie amministrative fumano ancora.

La coalizione che si profila è un miscuglio indigesto dove la Lega si appiattisce su figure come Morano e Galasso, puntando tutto sul peso specifico delle preferenze raccolte in contesti dove il voto somiglia più a un tributo, che a una scelta consapevole.

In questo ecosistema l'avviso di garanzia o il rinvio a processo sono diventati titoli nobiliari. 

La questione morale è stata sepolta sotto una coltre di cinismo per cui chi non ha pendenze penali, viene guardato con sospetto come un dilettante della gestione pubblica.

Mentre i salotti della politica discutono di prebende e spartizioni, la realtà della città sprofonda nei bassifondi delle statistiche nazionali.

Il Pronto Soccorso del Moscati è un girone dantesco dove il dolore non trova cittadinanza.

Il Centro Autismo rimane un monumento all'inconcludenza e alla crudeltà burocratica.

Le Politiche Sociali che restano sorde alle grida di chi non ha santi in paradiso, sono da riformare.

Il Commissario prefettizio che aveva illuso con un inizio spumeggiante, ha finito per adagiarsi sulla pigrizia istituzionale. 

Perdersi nei meandri delle Consulte Argento mentre le strutture vitali per l'assistenza languono, è il marchio di fabbrica di una gestione che punta solo a traghettare il nulla verso il prossimo disastro elettorale. 

Avellino resta una comunità di facciata dove la discussione è un esercizio da bar, e l'insensibilità è la cifra stilistica di una classe dirigente che ha oltraggiato il territorio oltre ogni limite ragionevole.

L'elettorato che si appresta a votare questi figuri, non meriterebbe nemmeno la matita copiativa, poiché continua a nutrire i propri aguzzini sperando in una briciola di favore personale. 

Il margine per peggiorare esiste sempre, e questa compagine sembra intenzionata a esplorarlo tutto fino all'ultimo centimetro di degrado.

RDM

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