La palude avellinese non smette di gorgogliare vapori mefitici, confermando che il fondo, in certi luoghi, è solo un trampolino per scavare ancora più in basso.
La commemorazione di Michelangelo Ciarcia presso l'Alto Calore non è che l'ennesimo atto di una farsa tragica, dove il carnefice viene pianto dalle sue stesse vittime consenzienti.
Risulta quasi poetico che un uomo passato dal ruolo di revisore dei conti a quello di amministratore abbia presieduto al dissesto finanziario con la stessa imperturbabile dedizione di un orchestrale sul Titanic.
Il consorzio idrico, ridotto a un colabrodo di debiti, diventa il palcoscenico ideale per celebrare chi non ha visto, o ha finto di non vedere, il baratro.
Una schiera di primi cittadini, ipnotizzati dal simbolo del Partito Democratico, ha rinnovato mandati su mandati a un uomo che oggi affronta accuse di peculato e truffa.
L'Ente che oggi commemora è lo stesso che ha tentato di costituirsi parte civile nel processo contro di lui.
Un cortocircuito logico che rasenta il ridicolo.
Gianluca Festa ha compreso perfettamente la psicologia delle masse locali.
La sua strategia di invadere la città con manifesti in cui si dichiara colpevole è un capolavoro di manipolazione.Egli sa bene che, in una terra abituata al sopruso, l'esibizione sfacciata della colpa viene percepita come una provocazione goliardica o, peggio, come una forma di onestà brutale che finisce per assolverlo agli occhi degli stolti.
Confessare tutto per non pagare nulla; se la colpa diventa spettacolo, cessa di essere un reato.
Il calcolatore sparito e i documenti sottratti diventano dettagli trascurabili di fronte al carisma del capopopolo.
Il quadro si completa con la benedizione spirituale ai piedi dell'altare.
Vedere l'aspirante sindaco bionda ricevere omaggi durante una celebrazione liturgica, sotto l'egida di un clero provinciale che ha smarrito ogni bussola morale, chiude il cerchio del degrado.
Il pigmalione e la sua protetta vengono santificati mentre la città affonda, dimostrando che ad Avellino il sacro e il profano si mescolano solo per servire il potere di turno.
Questa provincia ha rinunciato alla propria dignità, trasformando l'istituzione in un banchetto privato.
Quando il resto d'Italia osserva e deride, non si tratta di pregiudizio, ma della constatazione di un fallimento collettivo che meriterebbe, più che la critica, una punizione esemplare.
RDM
Nessun commento:
Posta un commento