La rimozione delle auto nei pressi dell'ospedale è l'ennesimo atto insulso a cui assistiamo;
potrebbe anche essere un provvedimento giusto se non ci facesse ricordare tutti gli abusi ignorati, certo molto più gravi, evidenti e offensivi.
I pulman e i furgoni della Polizia Penitenziaria, e tutte quelle autovetture, in strafottente e lurida mostra sul marciapiede del Tribunale, mentre i vigili passano e spassano, o si fermano al bar di fronte, danno la misura di quanto basso sia il livello istituzionale raggiunto in città.
Le auto sul dosso perennemente in sosta, creando difficili manovre per poterlo affrontare non interessano, comandante Arvonio?
Quante volte ancora, dovremo rappresentarle le anomalie che lei tollera mentre aspetta gli applausi, forse, per aver sequestrato il mezzo di trasporto di qualche povero cristo che cerchi di raggiungere la sala mortuaria o qualche ferito grave al Moscati?
Mah, non siamo ancora abituati all'andazzo nella città di Foti e prima dell'eroe Pino Galasso, il sindaco del commissariamento per voluttà...!E quando i nodi vengono al pettine, signori, cocchi va vuliti piglià...?
Il sindaco Paolo Foti si era rilassato, il medagliere languiva, era tempo che non si beccasse qualche altro rinvio a giudizio insieme ai suoi degni collaboratori;
e il prode vice sindaco Maria Elena Iaverone, donna di grandi proclami e incapace di fare i bilanci, forse vedrà un pò traballare la propria candidatura a prossimo sindaco.
Come crediamo debba accadere per i tanti, ma proprio tanti, migliori in pectore:
Luca Cipriano, per esempio, la quintessenza dell'ipocrisia concentrata in un individuo.
L'allegra gestione non più tollerata al Gesualdo, non ha colpito l'immaginario dei suoi sostenitori nell'associazione chiamata ossigeno, quasi volesse fare il verso a quanto abbia corroborato negli anni, la crescita in consenso per aver accolto la gente nelle sere di divertimento, da noi si dice 'o zeza..., ma senza mai preoccuparsi di quanto avvenisse sul territorio.
Non avvertiva i disagi che oggi rappresenta con passione insieme a quei signori che gli tengono il sacco, non si accorgeva che la città franasse, e come avrebbe potuto, il povero musicologo, il grande cultore di spettacolo che si affidava nelle mani del Teatro Pubblico Campano, anima e corpo, mentre il debito cresceva e questa azienda napoletana prendeva sempre più possesso del nostro patrimonio culturale, o meglio, di ciò che pensavamo lo fosse.
Mah, questa è la città della bugia, della vergogna, della smemoratezza;
chissà se diventerà, un giorno, anche quella della verità.
RDM


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