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sabato 17 febbraio 2018

Avellino: il tocco finale di Paolo Foti per distruggere ulteriormente il Pd...!


Certo, sotto elezioni, spingere l'Air alla bancarotta, mettendo in ginocchio l'intera provincia, bisogna dire che è proprio un tocco di classe, questo di Paolo Foti: 

come ogni decisione, da quarant'anni a questa parte di De Mita o Mancino, il sindaco uscente rappresenta l'ultima damnatio memoriae.

Questi due signori alto irpinesi hanno fatto solo il cattivo tempo, mascherato da progresso per l'elevatissimo numero di miracolati in ogni settore pubblico.

Quanti medici, infermieri, portantini, telefonisti, spazzini e operatori vari nelle banche, al catasto, all'Asl, al Moscati, e chi più ne ha, hanno supportato con il proprio voto l'esistenza dei due padrini?

Ogni tanto bisticciavano di giorno per incontrarsi di notte; 

come nelle migliori famiglie mafiose, ma certo non è il loro caso, si sono diviso il territorio, alternandosi nelle decisioni importanti.

E mentre noi rappresentiamo l'utile idiota coniato da Stalin, questi sono cresciuti a dismisura, e arrogantemente, s'incazzano pure se li scopri.

Tornando all'invenzione di Nicola Mancino, Paolo Foti ha surclassato chiunque con la sua demenza amministrativa, trasportandoci in un baratro che difficilmente riusciremo mai a scalare.

Cominciò il suo insediamento distruggendo il cedro di Piazza Libertà, un icona che si ergeva imponente da oltre cinquant'anni, procedendo con il taglio di tutti gli altri alberi della città.

Ah, si, le malattie, le stesse che hanno colpito il Teatro, l'Acs, i parcheggiatori, gli alloggi, le strade, il verde, e tutto lo schifo che incontriamo davanti girando per il capoluogo.

Ma non gli bastava, il nobiluomo vuole lasciare un segno tangibile, e allora mette in ginocchio quell'azienda che produceva denaro e rappresentava il fiore all'occhiello della Regione, solo un anno fa: 

l'Air...!

L'abbiamo scritto e riscritto, ma nessuno se n'è strafregato tra i nostri molteplici parlamentari e consiglieri regionali, per non ricordare quelli comunali o provinciali.

Una bestialità tutta nostra quella di fottercene degli altri, senza pensare che gli altri siamo noi, e prima o poi, come è avvenuto con la donazione dell'acqua alla Puglia 
 (chi fu a volere l'accordo, forse l'eterno De Mita?). 

Ne abbiamo pagato solo una parte di conto, perché il peggio sta per arrivare con il fallimento del Consorzio Idrico dell'Alto Calore: 

e se fosse il trucco con cui Lello De Stefano cercherà di svendere a poco prezzo un azienda decotta? 

E' inutile ricordare che De Mita ne ha incominciato l'affossamento con le sue invenzioni cervellotiche della doppia spa, e non pago, ha voluto punire il traditore Dino Preziosi, penalizzandoci tutti.

E infatti dopo un anno dalla defenestrazione del Direttore Generale di Rione Mazzini che aveva creato, ecco che escono fuori, artatamente o per incompetenza pura, o per entrambe, i frutti di una mala gestione dell'Air.

Dino Preziosi avrebbe certo saputo contenere anche in Consiglio comunale, un sindaco ormai debordante, o se volgiamo incontinente;

incapace di fare il punto della situazione, o avesse avuto un pò di senso istituzionale, avrebbe immediatamente capito che pignorare i conti correnti dell'azienda di trasporti, avrebbe danneggiato qualche migliaio di famiglie.

E infatti, questo mese, come ha già annunciato il bravo amministratore De Sio, non prenderanno lo stipendio, e se tanto ci dà tanto, la svendita agli amici, sarà più veloce ed economica: 

un affare, pure questo...!

Bravissimi tutti: 

De Mita, il Pd e bravo pure Dino Preziosi che non può fare spallucce davanti alla situazione creatasi alla sua ex azienda solo per far conoscere il peso della propria assenza.

E bravissimo Paolo Foti, ancora, e il suo degno predecessore Pino Galasso, che se pure fosse esistita la possibilità di tassare l'Air, avrebbero dovuto intervenire per tempo, prima che il debito arrivasse all'esorbitante cifra di oltre cinque milioni di euro.

Ma l'abilità amministrativa di questo signore già dimostrata con Cipriano, Gabrieli, Matetich, l'Acli, l'Aias, Noi con Loro, e tutti gli altri lasciati liberi di fare quel che volevano, è ormai leggenda, e forse la Procura, ancora solo questa, potrebbe venirne a capo.

RDM

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