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sabato 7 gennaio 2017

Avellino. Paolo Foti assume la nipote durante un sussulto di "moralità" virulenta...!


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Il vessillo dell'onestà sedimentata d'onorabile moralità, Paolo Foti, dopo aver dissertato egregiamente sulla forza che esprime la sua ormai leggendaria dirittura etica, attaccando imprenditori, professionisti e giornalisti, ha pensato bene di assumere al Comune, la nipote.

Fantastico personaggio il sindaco di Avellino!


Non riusciamo più a definire questo macaco amministrativo con la tendenza all'auto incensamento: 


si è dimesso più volte, non ha mai controllato le partecipate comunali, ha cambiato più assessori che cravatte e non conosce il significato della parola data.


Un amministratore così  non lo meritavamo, o forse si, ma anche se fosse un castigo divino, non possiamo fare finta di niente: 


restare condizionati ancora, dopo tanti anni, dai soliti capobastone, è un'anomalia di questa città schiava dei propri fantasmi, ma reagire finalmente con orgoglio, potrebbe mettere fine alla vergogna che ci attanaglia.


E intanto Angelo, la voce della coscienza di una città obnubilata dalle sue esigenze e mai quelle degli altri, lancia un segnale forte allo schifo di questo capoluogo, mai primo ma volentieri ultimo.

La Caritas che l'esimio Carlo Mele conduce a modo suo, propone i conti per le sue prebende; 

le spese per i tanti poveri che non smette mai di enumerare evitando invece di  rendicontare, non gli hanno mai consentito di pensare ai tanti Angelo che dignitosamente vivono senza dare fastidio.

Il sindaco, gli assessori, il presidente della Provincia, il Prefetto e chiunque avesse una minima possibilità di aiuto, se ne è fottuto con la protervia di chi ha altro di ben più importante da fare.

Anche quei giornalisti che hanno pubblicato foto e scritto articoli, alla fine hanno dimenticato che significhi aiutare veramente il prossimo: una coperta, un alloggio, una battaglia contro le istituzioni facendo nomi e cognomi, senza remore, con la dignità della professione.

Alziamoci e viviamo finalmente da uomini, dimenticando d'essere figli di una terra ormai perduta nelle sue vie larghe e facili, scegliendo la porta stretta, quella difficile che abbandona i compromessi, che allontana le finzioni.

RDM

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