Il Comune di Avellino spende e spande alla grande, con incarichi a volte inutili e forse per qualche piacere all'amico, cerca di fare cassa inviando cartelle finte per un recupero inesistente di somme già saldate o non dovute.
Si cerca di far pagare con istanze vessatorie e intimidatorie i cittadini, che per stanchezza o per incapacità difensiva, soccombono alle ingiuste richieste.
Noi riteniamo che alla luce di questi tentativi truffaldini, dovrebbe esserci un intervento della Procura per far capire ai dirigenti del Comune, sempre poco controllati nel migliore dei casi, coadiuvati o addirittura stimolati, dal sindaco, nel peggiore, che questi siano abusi che vadano sanzionati penalmente.
Ma Paolo Foti, alla faccia di ogni trasparenza sempre sbandierata, continua a mestare nel torbido, come nel caso Gesualdo e del consulente Terracciano associato al ragioniere capo Marotta, che ovviamente deposita un parere pro veritate appezzottato, pieno di buchi neri e di detto non detto.
Come al solito Dino Preziosi, cassandra nostrano, rivela e accusa, mentre il consiglio maggioritario e il sindaco, fanno orecchie da mercante.
Il milione di euro debitorio, presumibile, non è garantito da eventuali contributi regionali, in quanto frutto di annualità mal gestite e ormai chiuse.
Insomma, la soluzione che continuiamo a prospettare, è quella di aggredire gli amministratori, distratti e incompetenti se non corrotti, personalmente, con un'azione di classe della cittadinanza, e recuparare dai loro patrimoni.
RDM
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