
Ultimi per vivibilità ma primi per avvisi di garanzia: un'amministrazione farlocca che si rigenera nel proprio vomito, ha trasformato, forse per sempre, la città in una pattumiera, fisica ma principalmente morale.
Gli elettori avellinesi ormai da cinquant'anni hanno smesso di pensare;
loro si recano puntuali al seggio con una visione monotematica, quasi come dovessero realizzare una ricetta in cucina che non tolleri varianti.
E i risultati si vedono, anzi si soffrono.
Un amministratore, Paolo Foti, incapace e pericoloso, continua a governare la cittadina aggiungendo guai ai problemi.
Nonostante abbia il fiato sul collo di una Procura finalmente scevra da intrusioni esterne, continua a macinare abusi su abusi.
Il segretario generale Riccardo Feola, incapace di giudicare un bilancio a gennaio, diventa professore d'economia a giugno;
ma è meraviglioso che non si perda una sola occasione per sperperare denaro pubblico, e si incarichi il prof. Terracciano con la modica spesa di € 9.000,00 - per controllare Feola.
Allora Cipriano redige il bilancio, Feola lo controlla per il Comune e Terracciano lo ricontrolla (?) per il sindaco: potremmo di grazia, incaricare qualche cittadino avellinese con laurea ad hoc, perché possa controllare tutti questi signori per noi...?
Qualcuno si offende perché Striscia La Notizia, il programma satirico ormai quasi trentennale di Canale 5, ci abbia preso di mira.
Beh, se io fossi Ricci, è chiaro che non mi farei sfuggire un'occasione tanto ghiotta.
Una città con il sindaco più avvisato d'Italia, il presidente del Consiglio comunale e qualche consigliere, ugualmente avvisati dalla Procura, ci presentano il film:
...stamm'o tutt'arrestati...!
Gli incarichi agli esterni, nonostante un esercito di impiegati e dirigenti, pane sempre per gli stessi, l'ex Prefetto arrestato e quello attuale con un figlio in galera per usura e estorsione, e ora anche la Polizia di Stato si fa beccare in fallo in varie occasioni, l'avvincente trama.
Siamo questo, e lo dobbiamo a noi stessi: lamentarsi, poi, è solo un giochetto che non appassiona più nessuno.
Il referendum si avvicina.
Il meccanismo del "voto a data certa" non ha nulla a che fare con le elezioni: è uno strumento con cui il Governo potrà chiedere alla Camera di iscrivere all'ordine del giorno, con priorità, un disegno di legge che ritiene essenziale per l’attuazione del suo programma.
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Inoltre, si abbreviano, sia i termini entro i quali la Camera deve trasmettere il disegno di legge al Senato (5 giorni), sia quelli entro cui il Senato può proporre modifiche (15 giorni).
Così, il Governo potrà condizionare i lavori del Parlamento, ingerendosi nella funzione legislativa e violando il principio di separazione dei poteri.
A distanza di un decennio dalla riforma del Titolo V (e ancor prima della sua definitiva attuazione) si torna al passato.
Basta sostenere che lo richieda l'interesse nazionale o lo imponga l'unità giuridica o economica della Repubblica.
La riforma è solo il culmine di un processo di indebolimento del Parlamento rappresentativo in corso da anni, un processo che ha consegnato di fatto al Governo il potere di fare le leggi.
Da un lato, infatti, l'Esecutivo ha abusato del potere di fare decreti legge in casi di "urgenza" e di porre la fiducia sui provvedimenti all'esame del Parlamento - compresa la legge elettorale - , abituando i cittadini alla logica del ricatto.
Dall'altro, l'esercizio della funzione legislativa gli è stato delegato con vincoli sempre meno stringenti.
RDM
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