Urciuoli era conosciuto come il veterinario che non faceva pagare, non perché cercasse riconoscenza, ma perché concepiva il suo mestiere come un servizio, non come un’occasione.
Era fatto così: ostinato nel bene, impermeabile ai compromessi, pronto a scontrarsi pur di restare fedele a ciò che riteneva giusto.
Questo non è un necrologio formale, non è l’omaggio di circostanza che si concede per tradizione.
Ricordare Giggino senza infingimenti è semplice proprio perché lui era semplice nel senso più nobile del termine: autentico, diretto, sincero.
Non servono abbellimenti, non servono parole di circostanza. La sua figura si regge da sola.
In tutti gli anni in cui ha curato animali e ascoltato persone, è stato raro sentirlo pronunciare giudizi cattivi o frasi taglienti su qualcuno.
Non perché fosse ingenuo, ma perché aveva rispetto: per il dolore, per le fragilità degli altri, per la complessità delle vite altrui.
Era un uomo che sapeva alzare la voce, sapeva farsi ascoltare.
Non cercava visibilità, ma lasciava tracce.
Di lui rimane l’immagine di una persona che, con piccoli gesti quotidiani, ha contribuito a rendere migliore una comunità spesso dura, a volte disillusa, sempre bisognosa di esempi.
Oggi la preghiera non è soltanto per lui, ma anche per noi: che il Signore lo accolga tra quelle anime che, come la sua, hanno portato un po’ di luce in una società stanca e spesso disorientata.
E che noi si possa conservare non solo il ricordo, ma anche l’insegnamento: la gentilezza silenziosa vale più di mille proclami.
RDM
Nessun commento:
Posta un commento