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giovedì 6 novembre 2025

Avellino: ci sono zone grigie che partono dagli interessi personali e finiscono in Procura..!

Laura Nargi e Livio Petitto

Negli ultimi anni la politica irpina ha offerto più di un caso emblematico riguardante i rapporti di forza, le alleanze mutevoli e la fragile coerenza delle appartenenze. 

La parabola di Livio Petitto ne è un esempio significativo. Dopo un tentativo di intesa con il presidente Vincenzo De Luca, il consigliere regionale è stato gradualmente collocato ai margini dello schema politico regionale. 

Secondo le ricostruzioni più diffuse, il governatore avrebbe valutato la sua figura più vicina a dinamiche amministrative dissonanti da quelle di Palazzo Santa Lucia.

Tuttavia, la sua elezione in Consiglio Regionale con la lista Davvero, vicina all’area di Gianluca Festa, e il successivo allontanamento da quel perimetro politico, hanno alimentato più di una discussione. 

Per alcuni è il segno di autonomia personale; per altri, una dimostrazione di scarsa continuità politica...per altri ancora, il segno di quanto valga la politica locale..!

Un percorso che presenta, seppur in contesti diversi, alcune analogie con quello di Laura Nargi. 

Dopo aver condiviso l’esperienza amministrativa al fianco dell’allora sindaco Festa, Nargi ha scelto di promuovere una propria candidatura condizionata, alla guida della città, rivendicando improvvisamente, la maturazione di competenze amministrative e una visione personale. 

Anche in questo caso, la lettura pubblica si è divisa: c’è chi ha visto una scelta legittima di emancipazione e chi, invece, un distacco repentino da un contesto politico che rappresentava il proprio riferimento e la ragione della vittoria elettorale.

Oggi, sia Petitto che Nargi appaiono in una fase di ridimensionamento del loro peso politico. 

Non sono scomparsi dalla scena, e sarebbe un errore liquidarli con superficialità, la politica locale, soprattutto in realtà come quella irpina, vive di cicli, rientri e ricomposizioni che possono maturare in tempi inattesi.

Resta però una lezione più ampia. 

La credibilità politica non si fonda solo sui numeri elettorali o sulle strategie di posizionamento, ma sulla continuità dei percorsi e sulla trasparenza delle scelte. 

In una fase in cui la sfiducia dei cittadini verso la politica cresce, ogni passaggio percepito come opportunistico rischia di pesare più dei risultati amministrativi ottenuti.

Il tempo dirà se quello di Petitto e Nargi sia un semplice passaggio interlocutorio o l’inizio di un lungo fuori scena. 

Intanto, lo scenario politico irpino continua a muoversi, e come sempre, più che i proclami, saranno i fatti a determinare chi rimarrà centrale e chi no.

RDM

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