Un esecutivo immobile, abile soltanto ad agire a parole e a gettare fumo negli occhi per coprire un vuoto cosmico di idee e di concretezza.
Le cronache cittadine restituiscono l'immagine di un'amministrazione allo sbando, dove singoli esponenti, D'Aliasi, si cimentano in crociate di facciata sulla plastica o alimentano narrazioni distorte.
Le favole sui fondi della Motorizzazione, Iacovacci, destinati al Centro Sociale, ignorano scientificamente l'uso e consumo esclusivo dell'immobile previsto dal comodato d'uso gratuito per ben quindici anni.
Tra chi si intromette senza titolo, Trezza, in vicende private come Casa Betania e chi preferisce brillare per un'assenza totale, Giacobbe, spezzata solo da sporadiche e discutibili apparizioni in contesti solenni, il quadro complessivo dell'intera squadra appare desolante.
Resta un panorama deserto, popolato unicamente dall'inettitudine di chi dovrebbe governare la cosa pubblica.
Invece di proseguire con questo festival del nulla infarcito di annunci, promesse e comunicazioni strategiche studiate solo per addormentare i cittadini, occorre esigere l'immediata verifica dei progetti realmente messi a terra.
Servono carte e fatti per capire se esistano idee di un qualche valore, o se ci si trovi davanti all'ennesima farsa in stile gatto e la volpe, dove il futuro viene coniugato costantemente al domani per nascondere l'incapacità di agire nell'oggi.
Un'attività istituzionale ridotta ormai a mera passerella, dove la documentazione amministrativa viene trattata come un orpello, anziché come l'ossatura fondamentale del mandato ricevuto dagli elettori.
La figura di Nicola Poppa emerge per isolata diligenza in un panorama dove lo studio approfondito degli atti e la padronanza delle carte, sembrano diventati meri ricordi del passato.
Nell'aula di un capoluogo di provincia, il rigore e la preparazione scientifica dovrebbero rappresentare la norma minima, per qualunque rappresentante cittadino, a prescindere dalla collocazione politica.
Assistere a un'opposizione che si ritrova sola a presidiare il merito delle questioni conferma l'appiattimento culturale di una classe dirigente incline all'approssimazione.
Chi governa o siede in aula senza conoscere ciò che vota abdica al proprio ruolo, trasformando la politica in una recita improvvisata e priva di rispetto per la comunità amministrata.
RDM

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