Ettore Iacovacci dimostra una rara e quasi miracolosa dote per le latitudini avellinesi:
la capacità di riflettere prima di agire.
Un comportamento che stona violentemente con il passatempo preferito della fauna locale, dove l'imperativo categorico è dare fiato alla bocca pur di conquistare un millimetro di visibilità.
Ad Avellino la competenza è un accessorio democraticamente distribuito:
tutti sanno tutto, tutti spiegano tutto e ognuno ne capisce immancabilmente più del vicino.
È la gloriosa sindrome dei commissari tecnici da divano, quelli che dispensano perle di saggezza calcistica senza aver mai sfiorato un pallone in vita loro, o dei neonati guru del tennis che, folgorati dai trionfi di Sinner, affilano le loro tattiche rivoluzionarie mentre lavano i piatti nella cucina di casa.
Questa pretesa di onniscienza ha partorito nel tempo perle urbanistiche memorabili.
Il mercato bisettimanale ha vegetato per lunghi anni nel parcheggio dello stadio, senza arrecare il minimo disturbo all'ecosistema cittadino.
Via De Gasperi, d'altronde, è talmente ampia da ospitare con impeccabile diligenza sia le auto in sosta, sia il flusso veicolare da e per la città ospedaliera, lasciando la viabilità miracolosamente libera.
Ma la storia insegna che basta posare un cappello qualsiasi sulla testa sbagliata, per convincere chiunque di essere un generale.
Così, Gianluca Festa, forte di un consenso elettorale decisamente generoso rispetto ai meriti effettivi, si è sentito in dovere di fare e disfare la città a proprio piacimento, assecondando esclusivamente gli umori e le convenienze del momento.Avellino si configura come una realtà urbana, capace di destare attenzione soltanto quando si tratta di indulgere nella fatuità e nella goliardia più sterile.
Al di fuori delle manifestazioni effimere, il disinteresse regna sovrano.
L'entusiasmo collettivo si accende unicamente per il grande evento musicale estivo, per le luminarie di mezz'agosto o per la chiusura temporanea di qualche strada, utile solo a dare sfogo alle frustrazioni represse dei residenti in un contesto di totale anarchia.
Al contrario, le problematiche strutturali vengono sistematicamente ignorate.
La questione abitativa viene liquidata con indifferenza poiché coincide con la miseria dei meno fortunati, una realtà sgradita che si preferisce nascondere sotto il tappeto.
Le carreggiate rimangono un feudo esclusivo degli automobilisti, mentre i marciapiedi dei quartieri più poveri, vengono tranquillamente invasi dalle vetture nel silenzio, complice delle istituzioni che dovrebbero sovrintendere.
In un simile panorama di rassegnazione e degrado, i soli argomenti ritenuti degni di dibattito pubblico, restano le sorti dello stadio e l'imminente campionato di calcio.
RDM
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