L'attenzione del cittadino medio di Avellino si concentra immancabilmente in questo periodo sulle imminenti vacanze e sulle attività ricreative cittadine, un calderone indistinto di musica amplificata e abbuffate senza sosta.
Si avverte da sempre una profonda diffidenza verso il tentativo sistematico di assecondare simili inclinazioni degradanti, capaci di trasformare il territorio in una terra di nessuno, preda di un'invasione barbarica che va a occupare gli spazi e a logorare la pazienza della popolazione residente.
Per acquisire una reale attrattiva, il capoluogo irpino non può pretendere di isolare un singolo frammento della stagione estiva, per travestirsi improvvisamente da centro colto e raffinato, compiendo il miracolo di diventare ciò che non è mai stato durante tutto il resto dell'anno.
La cronica incapacità degli assessori che si avvicendano a ripetizione appare del tutto evidente.
Nessun amministratore si è mai dimostrato in grado di invertire la rotta di questo desolante borgo di provincia, dominato da individui rozzi e presuntuosi che manifestano la propria arroganza attraverso trovate più o meno disastrose.
Nemmeno l'attuale amministrazione, forte della presenza del solito Luca Cipriano e dei suoi ben noti e discutibili trascorsi alla guida del teatro Gesualdo, eviterà di confermare il vecchio adagio secondo cui una singola rondine non basta a fare primavera.
Sarebbe invece necessario studiare soluzioni concrete per l'evoluzione del tessuto urbano, imparando a selezionare, comprendere e strutturare le cose autentiche e di reale spessore.
Ogni discorso risulta tuttavia del tutto vano se il livello qualitativo generale rimane infimo, poiché i limiti strutturali non si superano con la superbia.
RDM
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