La composizione della nuova giunta comunale solleva interrogativi di non poco conto sull'adeguatezza delle nomine rispetto alle reali competenze e ai trascorsi dei prescelti.
Nicola Giordano si distingue come l'unico componente dotato di una chiara attitudine per l'urbanistica, unita a una spiccata propensione per l'ispezione delle dinamiche interne a un'amministrazione comunale storicamente priva di regole chiare.
Una lacuna gestionale già ampiamente stigmatizzata dai numerosi commissari prefettizi che si sono succeduti nel tempo.
Proprio per questa sua natura spiccatamente operativa e per la solida esperienza maturata sul campo, la presidenza del Consiglio comunale appare come una collocazione del tutto inadatta a valorizzarne il potenziale.
Altrettanto fuori luogo appare l'assegnazione delle politiche sociali a Carlo Mele.
Il passato solleva infatti forti perplessità, data la sistematica assenza di risposte, nel corso degli anni, alle reiterate richieste di un rendiconto trasparente sulle ingenti risorse economiche confluite nella Caritas.
La gestione dell'ex direttore si è distinta anche per il divieto assoluto di intervistare i giovani volontari, che a dispetto della facciata solidaristica, percepivano un regolare emolumento per le attività richieste dalla struttura diocesana.
Se l'orizzonte di questo governo cittadino deve essere una consiliatura completa di cinque anni, la selezione della squadra di comando dovrebbe obbedire a un paradigma etico elementare.
I prescelti dovrebbero rispondere del proprio operato anzitutto sul piano morale, senza escludere le vicende giudiziarie passate e presenti.
Un criterio di trasparenza talmente lineare da risultare comprensibile a chiunque, fatta eccezione, ovviamente, per i diretti interessati e per quella zona grigia della città finanche occupata da una parte del clero.
RDM
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