Il panorama politico attuale offre lo spettacolo desolante di un ministro dell'Interno celebrato da una tifoseria cieca, nonostante i numeri e la realtà dei fatti ne certifichino l'irrilevanza.
Matteo Piantedosi osserva passivo un flusso migratorio che sfiora le trecentomila presenze mentre i centri in Albania restano gusci vuoti destinati a poche decine di individui.
La sua gestione si distingue per una preoccupante amnesia circa le frequentazioni dei propri collaboratori e per l'incapacità di assicurare alla giustizia chi aggredisce le forze dell'ordine.
Il silenzio sulle umiliazioni subite dai carabinieri in contesti internazionali completa il quadro di una guida debole, incapace di tutelare persino il decoro più elementare che il suo ruolo imporrebbe.
L'etica pubblica sembra ormai un reperto archeologico, sepolta sotto scandali che intrecciano tradimenti personali e l'uso spregiudicato di risorse statali per favorire legami privati.
In questo contesto, Avellino emerge come il laboratorio privilegiato di ogni patologia politica.
Gubitosa e Ciampi
La scena locale è dominata da figuri privi di visione che lanciano nomi e proposte, per poi ritrattarli con una sfacciataggine che ignora il rossore della vergogna.
La sinistra, dal canto suo, non offre alcun riparo, essendo ormai ridotta a una macchina di potere senza carattere o spirito di servizio, intenta a replicare i medesimi errori di una destra che ha smarrito la memoria.
Figure come Nargi e Festa continuano a occupare il dibattito con la consueta spudoratezza, in un declino morale che appare inarrestabile.
Persino l'intervento di un commissario, animato dalla vana speranza di restaurare un briciolo di integrità, naufraga contro un sistema che ha ormai eletto l'assenza di etica a proprio tratto distintivo.
RDM

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