L'analisi del circoletto politico avellinese non brilla certo per ottimismo, ma d'altronde, osservando il serraglio locale, risulterebbe difficile mantenere un contegno differente.
La mossa del Commissario Perrotta di concedere una ribalta intellettuale a Gianluca Festa assomiglia terribilmente, a quei tentativi disperati di dare una parvenza di logica al caos.
Elevare a interlocutore politico chi ha trasformato la gestione della cosa pubblica, in una rappresentazione teatrale di dubbia qualità, è un esercizio che non giova alla collettività, semmai ne accelera il declino.
La dignità è un reperto archeologico che trova nel comportamento di Gianfranco Rotondi la sua negazione plastica.
Il passaggio acrobatico dal sostegno a Nargi con un abbraccio festiano ormai radicato nel partitucolo di Meloni, alla vittoria comunale, è un attimo.
Se i due ex si ritirassero dalla competizione, la destra vincerebbe sicuramente, preconizza il parlamentare per sempre, dimostrando che la coerenza è un lusso che certi professionisti del trasformismo, non intendono permettersi.
Questa politica del passo doppio, unita all'immagine dell'istrione enjoi in attesa predatrice, delinea un quadro dove il bene comune è solo il fondale sbiadito di una lotta per la sopravvivenza personale.
La situazione locale riflette, con tinte ancora più fosche, la paralisi nazionale.
Esattamente come accade a Roma, dove il vuoto pneumatico delle alternative permette a figure mediocri di ergersi a giganti, ad Avellino la sinistra si presenta come un ammasso di frammenti bellicosi.
I sedicenti capibastone della sinistra avellinese, sembrano più impegnati a misurare i propri confini immaginari, che a costruire una proposta credibile.
Un polverone alzato da candidati scelti tra gli avanzi di magazzino, forti solo dell'incapacità altrui di formulare un pensiero compiuto.
In questo teatro dell'assurdo, l'elettore è ridotto a spettatore di una farsa, dove gli attori hanno dimenticato il copione e improvvisano scambi di favore tra le quinte.
La spudoratezza non è più un difetto, ma l'unico requisito richiesto per occupare la scena.
RDM
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