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mercoledì 18 febbraio 2026

Avellino: Il trionfo del vacuo: tra salotti avellinesi e passerelle elettorali..!

 

                                      Il tempo che scorre tra valori e l'effimero..!

Avellino sembra essere diventata l'emblema dell'inutile. 

In questa città tutto nasce e si consuma attraverso iniziative salottiere dove la partecipazione è massiccia, ma l'unico obiettivo pare essere la discussione del vuoto e la verbalizzazione del nulla. 

Un esempio lampante è stato offerto dalla Consulta Argento presieduta dal Commissario. 

In quella sede, vari rappresentanti istituzionali tra esponenti della sanità, forze dell'ordine e associazioni si sono contesi la scena a colpi di dinamiche assertive, senza però scalfire la superficie dei problemi reali.

Eppure, la soluzione non richiederebbe voli pindarici. 

Basterebbe far funzionare le politiche sociali, oggi abbandonate a se stesse e prive di un controllo serio e incisivo. 

Garantire un servizio dignitoso al pronto soccorso, mettendo da parte i proclami e quegli autoincensamenti che non producono alcuna attività concreta a favore della cittadinanza, è sempre un problema che risolverebbero...forse..!

Purtroppo, lo scriviamo spesso, le chiacchiere sono diventate la nostra realtà quotidiana. 

Questo fenomeno non è solo locale, ma specchio di una tendenza nazionale. 

Lo abbiamo visto con Giorgia Meloni che si presenta a Niscemi indossando il caschetto, ricalcando l'immagine di Berlusconi a L'Aquila, per promettere una miseria di pochi milioni di euro a fronte di un fabbisogno miliardario necessario alla messa in sicurezza dei costoni. 

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Nonostante l'evidente sproporzione, la gente applaudiva, sentendosi onorata da promesse che restano vacue e quasi canzonatorie.

Invece di titoli altisonanti e denominazioni eclatanti, i cittadini avrebbero bisogno di effetti tangibili. 

Tuttavia, la moda del momento premia l'apparenza e sembra funzionare fin troppo bene. 

Il risultato è sotto gli occhi di tutti: un governo formato da figure spesso improponibili continua a godere di consenso e seguito, alimentandosi di quella stessa cultura del nulla che paralizza anche la nostra realtà locale.

Questo scenario di vuoto pneumatico trova la sua perfetta declinazione locale nelle dinamiche del Partito Democratico avellinese. 

Se a livello nazionale si assiste allo spettacolo dei caschetti e delle promesse elettorali, in via Tagliamento e dintorni la situazione non è differente, anzi appare se possibile ancora più cristallizzata. 

Il partito è ormai un organismo gestito da correnti asfittiche e capibastoni in pectore, figure che sembrano aver smarrito ogni barlume di dignità politica e non solo.

In questo contesto, la dialettica interna non serve a produrre idee per la città, ma è finalizzata esclusivamente alla conservazione di piccoli spazi di potere. 

Assistiamo a una spartizione scientifica delle influenze, dove il bene comune è l'ultima delle preoccupazioni. 

I signori della politica locale, anziché farsi carico delle istanze di un territorio che affonda tra servizi sociali inesistenti e sanità al collasso, preferiscono giocare a scacchi con le tessere e le alleanze di comodo.

È il trionfo del personalismo sulla missione collettiva. 

La base elettorale viene considerata solo come un serbatoio da attivare al momento del bisogno, mentre le decisioni reali vengono prese in stanze chiuse, lontano dalle esigenze della gente. 

La gestione padronale e priva di visione è la ragione principale per cui ogni tentativo di rinnovamento naufraga nel fango degli interessi di bottega. 

Finché il PD resterà ostaggio di queste logiche, non potrà mai rappresentare l'alternativa di cui Avellino ha disperatamente bisogno.

RDM

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