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lunedì 16 febbraio 2026

Avellino: cani sciolti e pecore belanti..!

 Nicola Giordano il fustigatore e ...

L’analisi riflette il malessere di una città stanca di vedere la politica ridotta a un gioco di prestigio coreografico. 

La parabola di Ettore Iacovacci, che oggi sembra folgorato sulla via del nargismo, è l’emblema di una memoria corta che sacrifica la coerenza sull’altare dell’opportunismo elettorale.

Il passaggio di Iacovacci verso il fronte di Laura Nargi non è solo un cambio di casacca, ma un insulto alla storia politica locale. 

Preferire l’immagine patinata e la vacuità amministrativa, alla serietà documentata di un professionista come Nicola Giordano, significa ammettere che ad Avellino il pacchetto voti pesa più del cervello. 

Siamo davanti a una politica estetica dove un sorriso e una piega bionda perfetta bastano a oscurare anni di battaglie e competenza tecnica.

La figura dell'ex sindaco teleguidato da Festa, incarna perfettamente questa stagione di cazzismo avellinese. 

Dietro la facciata istituzionale e le apparizioni studiate, resta il nulla cosmico di una gestione che ha brillato solo per assenza di visione comune. 

È la politica del salotto, quella dei caffè offerti strategicamente per oliare i meccanismi del consenso, mentre la città reale affoga nell'abbandono. 

Al centro, Ettore Iacovacci...

La reginetta a cuore del D'Agostino che fu piddino, rappresenta la continuità di un sistema che si autoalimenta, dove l’apparenza è l’unico programma elettorale disponibile.

È quasi scientifico, appena si avverte il profumo di una tornata elettorale, i fantasmi del clientelismo riemergono dall'oblio. 

Personaggi che per anni non hanno prodotto un’idea o un briciolo di impegno sociale, si ripresentano oggi con la tracotanza di chi possiede truppe cammellate, cieche e sorde a qualsiasi ragionamento di bene collettivo. 

Questi pseudo amici della città sono in realtà i suoi primi parassiti, pronti a barattare il futuro di Avellino per un briciolo di potere personale.

In questo scenario di macerie morali, l’inventiva di chi, come l’Ingegnere, propone una visione altra, diventa l’unica scialuppa di salvataggio. 

Di questo non si è mai rotta Nargi..!

Se il futuro deve essere disegnato da chi ha dimostrato di saper guardare oltre il proprio naso, allora ben venga il coraggio di chi sfida il sistema dei cantoni e delle clientele. 

Meglio un visionario che prova a ricostruire, che una schiera di professionisti del consenso pronti a svendere la città al miglior offerente.

In questo teatro dell'assurdo, l'ingegno e la visione dell'ex consigliere Pd che è riuscito a denunciare un malcostume diffuso, sono l'unica nota stonata che merita di essere ascoltata. 

Mentre gli altri si spartiscono le spoglie di una città morente tra sorrisi di circostanza e accordi sottobanco, chi ha il coraggio di ergersi a salvatore con una visione concreta per i cantoni della città fa bene a ignorare il fango. 

Meglio un visionario accusato di presunzione che una banda di opportunisti che ha trasformato la politica in un affare privato.

RDM


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