Il risveglio della coscienza politica ad Avellino passa inevitabilmente per le denunce di chi ha avuto il coraggio di rompere il silenzio mentre la città sembrava assopita in un torpore compiacente.
Nicola Giordano ha sollevato il velo su dinamiche che molti preferivano ignorare e oggi la sua posizione appare non solo legittima ma necessaria per scuotere un sistema incancrenito.
Mentre i cittadini comuni affrontavano la realtà quotidiana, i vertici del potere locale restavano a guardare, salvo poi riapparire improvvisamente con la pretesa di decidere il destino della comunità a tavolino.
Questi caporioni temono profondamente chi gode del consenso genuino della gente perché quel favore non nasce da scambi o favori, ma dalla stanchezza verso un modo di fare politica che considera la città come una proprietà privata.
È un segreto di Pulcinella il fatto che certi pacchetti di voti vengano costruiti con precisione chirurgica attraverso promesse e piccole elargizioni.
La strategia è nota e collaudata, il denaro come strumento di pressione immediata, la promessa di un impiego o di un incarico preventivo per blindare la fedeltà degli indecisi.
La sicurezza ostentata di candidati che si sentono già eletti prima ancora che le urne vengano aperte.
Nicola Giordano
In questo scenario le primarie rappresentano l'unica vera minaccia per chi ha basato la propria carriera sulla gestione artatata del consenso.Dare la parola ai cittadini significa scardinare i calcoli dei signori delle tessere e permettere una scelta che sia finalmente libera da condizionamenti economici o clientelari.
È l'occasione per dimostrare che Avellino non è in vendita e che il futuro della città appartiene a chi la vive e non a chi la usa come merce di scambio.
RDM
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