
Sappiamo chi sia Luca Cipriano, come lo sa lui stesso:
un furbo portato dalla raccomandazione politica, a ricoprire ruoli che non merita.
Qualche estimatore a ogni costo, vorrà pensare che gli incarichi li abbia ottenuti per un curriculum formidabile:
Michele Marvulli del Petruzzelli o Luca De Filippo del Teatro Nazionale di Roma, o forse Gigi Proietti al Tretredicitrentatre, dovrebbero inchinarsi dinanzi a cotanta cultura artistica del nostro...?
Purtroppo, invece, illustri novanta, non esiste né l'artistica e tanto meno quella aziendale, di cultura, tant'è che i cartelloni glieli forniva belli e pronti Il Teatro Pubblico Campano, mentre, come abbiamo visto, Cipriano era un pò restio a fare di conto, considerato che mancano bilanci e pezze d'appoggio, nella gestione del Carlo Gesualdo.
E allora, cos'è che avrà ipnotizzato, anzi ossigenato, tale oligarchica e entusiastica compagnia?
Mah, non ci è dato sapere;
forse qualche biglietto omaggio o qualche posto in prima fila, o che altro avrebbe potuto irretire questi professionisti così distanti dalla città che si è frantumata, anche grazie al loro paladino?
Tanti si lamentano:
il verde, lo spazzamento, i cantieri infiniti, le strade distrutte, il traffico per un'inutile chiusura del Corso, le cartelle pazze, gli abusi, tutto quasi fosse una condanna divina.
La condanna, esiste, invero:
è la gente che non vuole affrancarsi da ataviche logiche clientelari, corrosive di mente e anima, mentre si crogiola nell'egoismo, ragione di ogni peccato.
RDM
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