- Il tenente Antonietta D'Appollonio assume il comando della Guardia di Finanza di Avellino a soli ventisette anni, un'età che promette di portare una ventata di energia positiva in una provincia da troppo tempo soffocata dalle logiche di vecchi marpioni della politica locale.
L'amministrazione di Avellino è ormai tristemente celebre per un sistema clientelare che riduce le tasse dei contribuenti a un bancomat privato.
Emblematico è il caso del presidente uscente Buonopane e del suo ambiguo rapporto con Angelo Antonio D'Agostino.
Il finanziamento di ben due milioni di euro a favore della squadra di calcio locale, giustificato con un presunto ritorno d'immagine, appare tanto infantile quanto sospetto.
Un esborso simile avrebbe meritato la massima trasparenza, mentre si è assistito al sistematico tentativo di ostacolare l'accesso dei consiglieri alle delibere, come denunciato dal nuovo vice presidente Spera.
Il comandante Antonietta D'Appollonia
Quando la lettura delle carte diventa un ostacolo insormontabile sia al Comune sia alla Provincia, e il denaro pubblico viene trattato come un deposito personale degli amministratori, il lavoro per la Corte dei Conti e la Guardia di Finanza è destinato ad aumentare.
La memoria corta della città, sempre pronta a farsi ammaliare dai venditori di fumo, dimentica che l'Us Avellino deve ancora oltre un milione di euro, più gli interessi accumulati negli anni, per i canoni inevasi dello stadio Partenio.
Si assiste così al paradosso sociale per cui un povero cittadino in difficoltà con le rate della spazzatura viene emarginato, mentre D'Agostino viene celebrato come un eroe solo perché possiede il tifo calcistico.
Questa deriva culturale, che allontana le persone dalla legalità per avvicinarle ai furbi, deve essere arginata.
Le indagini della Procura dovrebbero garantire la giustizia per tutti, ma pare che il cittadino eviti di scuotere equilibri consolidati dove gli scaltri trionfano sempre.
Persino l'archiviazione di un'indagine complessa da parte di un Gip non cancella i fatti;
dimostra spesso che i confini di una legge aggirata con astuzia, impediscono di procedere oltre.
Nessuno dovrebbe quindi sbandierare una presunta verginità morale dietro un'assoluzione formale, poiché non è raro che gli stessi soggetti finiscano nuovamente nel mirino della giustizia e alla fine, vengano giudicati colpevoli.
RDM


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